interior design studio dada - Chiavari (Genova)

interior design
architettura d'interni ed arredamento

 

maria franceschini interior designer


LA PROFESSIONE DELL'INTERIOR DESIGNER

Per comprendere la professione dell'interior designer bisogna aver ben chiaro il concetto di progettista d'interni ed in ogni caso comprendere la differenza tra chi “riempie spazi ” (la classica figura dell'arredatore) e chi “progetta spazi”

“Fare l'interior designer è una cosa che ti affascina, lo senti dentro, pensi all'idea progettuale, la schizzi sulla carta, la rendi esecutiva, la realizzi, cioè realizzi veramente un sogno!“

Il lavoro del progettista d'interni è un lavoro complesso, ma fantastico.

Progettare è fare il meglio in quella irripetibile e unica soluzione, interpretare come farebbe un cantante,un'opera a volte modesta a volte energica, scritta per un pubblico sempre differente.

Progettare in un concetto di trasformazione e interdisciplinarità che deve essere attuale anche oggi, non tanto per dovere ma per il piacere di progettare in maniera intellettualmente dinamica, non nel significato di inseguire tendenze, ma nello scopo di capire ed indagare meglio ciò che ci circonda. Noi progettisti d'interni dovremmo attingere energie dalla conoscenza e dalla dinamica delle nuove tecnologie. Questo non significa rifiuto dei mezzi e dei materiali tradizionali, ma tecnica del progettare mediante strumenti che non sono esclusivi dell'artista. Significa progettare in simbiosi tra cultura e modi di vita della società.

E' in questo abbandono delle regole fisse che il progettista d'interni, all'epoca, come ora, acquista un valore individuale, mira alla realizzazione di un progetto non seriale, che deve rispondere oltre che alle richieste del committente, a un altro tipo di regole che vanno ad abbracciare l'ambito del sociale e dell'ambiente.

E' con la ricerca della moralità individuale che il progettista d'interni deve operare.

La moralità è la ricerca dello stile unico che dimora dentro di noi, e delle risorse per seguire questo percorso. Non si deve cedere agli stili attuali o di moda e uccidere con il proprio stile creativo interiore, talvolta arrivando perfino ad ingannare se stessi negandone l'esistenza.

Tutto questo è l'immoralità del design, il cui risultato è l'uniformità dello stesso. Partendo quindi dal passato e guardando al futuro possiamo dire che quelli che erano i seguaci dell'avventura e della libertà, i Futuristi e i progettisti d'interni si muovono in una medesima logica. Guardare oltre senza rinnegare il passato ma con la consapevolezza che i surrogati dell'imitazione, senza la forza delle proprie idee, non funziona.

La responsabilità maggiore in un progetto d'interni è quella nei confronti di chi vive lo spazio progettato. Vogliamo che le persone siano entusiaste di ciò che le circonda e che il design possa creare l'ambiente necessario perché vedano realizzarsi i propri desideri.

“Guardare il foglio bianco e aspettare con trepidazione cosa sarà in grado di fare la propria anima e la propria matita...
Questa ogni volta è la grande sfida con se stessi”

 

interior designer: progettare emozioni

L'essere umano vive di emozioni, si nutre di esse e comunica con esse, lo fa però quasi sempre in modo inconsapevole. La società contemporanea ci ha imposto ritmi e schemi molto rigidi all'interno dei quali le emozioni non sembrano trovare posto, tuttavia la nostra essenza è quella di “animali da emozioni” e quanto più la società le relega ad un ruolo inferiore tanto più noi torniamo noi ad essere dei predatori di emozioni.

Le emozioni sono universali, non hanno lingua e non hanno età, possono essere trasmesse e ricevute da chiunque e non incontrano barriere se non quelle del cuore. Questa dimensione universale è proprio la caratteristica più interessante del linguaggio emozionale.

Ogni ambito del design fa leva sull'importanza del coinvolgimento emozionale, vi sono moltissimi casi di azienda che hanno incontrato esponenzialmente il loro business semplicemente progettando emozioni. Tutti ricorderanno la storia della Swatch che negli anni Ottanta ebbe un enorme successo con lo sloga “non progettiamo orologi ma emozioni”.

Chi si occupa di progettare gli spazi delle relazioni non può prescindere dalla componente emotiva che il design porta intrinsecamente con se. Essere emozionato da un oggetto che possa dominare o utilizzare come uno strumento è importante, ma è sicuramente molto più emotivamente coinvolgente poter entrare nel prodotto di questo design. Il progetto degli spazi, l'interno dei quali si svolgono attività umane, ha già per sua natura una componente emozionale molto forte.

L'interior designer, al pari del retail designer, ha quindi il compito sociale, l'onere ma sopratutto l'onore di generare emozioni con il suo lavoro.

I prodotti, quindi anche i progetti, devono essere qualcosa di più della somma delle funzioni per le quali sono stati pensati, il loro vero valore sta nell'appagamento delle esigenze emozionali dei loro fruitori.

 

L'interior designer: un interprete della nostra identità

A Le Corbusier è attribuita la frase secondo cui “l'arte del decoratore consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella propria”. Qualcuno potrebbe anche pensare che sia tagliata sulla figura dell'interior designer. Quel che è certo, è che il lavoro dell'interior designer lo qualifica, ancor più dei suoi colleghi progettisti, come un interprete. Anche e sopratutto nel significato originale del termine, quello di “mediatore” : mediatore tra la committenza ed un mercato ampio quanto, talvolta, dispersivo, o tra le esigenze del cliente e le possibilità realizzative, o, ancora, tra i limiti imposti dalla situazione contingente e un ideale estetico-funzionale. Del resto,son lontano i tempi in cui era considerato imprescindibile applicare lo stesso stile agli interni come agli esterni delle abitazioni,o uno stile univoco per tutti i locali di una casa.

Se proprio bisogna trovare padri nobili, meglio allora rivolgersi a Stendhal che, dopo aver riconosciuto che “la bellezza è una promessa di felicità”, aggiungeva conseguentemente che “esistono tanti stili di bellezza quante visioni della felicità”. D'altro canto anche la promessa, più o meno positivista, di individuare l'algoritmo del perfetto abitare, risolvendo ”razionalmente” tutti i problemi dell'interior designer, non sembra aver dato i risultati sperati, ed è nota la vicenda delle razionalissime villette a schiera per operai dello stesso Le Corbusier, poi trasformate dai residenti con gran coppia di persiane in legno e nanetti da giardino.

La ragione di tante difficoltà normativa può essere a portata di mano: le nostre case sono a tal punto lo specchio delle nostre identità, che mal sopportiamo imposizioni esterne, per quanto pensate nel nostro interesse. L'arte dell'interior designer potrebbe essere, allora, più rilevante di quel che pensiamo normalmente: non solo quella, trasparente, di solutore dei nostri problemi di gestione degli spazi,ma anche quella, assai più profonda, di interpretare la nostra identità.

 

Competenze professionali

L'interior rende abitabile, vivibile,accessibile e accattivante un interno civile, professionale, commerciale, assistenziale, ricettivo, ricreativo, qualunque esso sia.

 

Interior designer per il residenziale

Il ruolo dell'interior designer nel residenziale

Il settore residenziale è, a tutti gli effetti, il primo ed il più importante settore nel quale si è formata e sviluppata la professionalità dell'interior designer. Il progetto dell'abitazione si scontra con le difficoltà, da parte della committenza, di accertare i cambiamenti.

Chiaramente il progettista ha il compito di plasmare il progetto rispetto alle esigenze del cliente: a richieste precise devono rispondere soluzioni perfettamente adeguate. Tuttavia, non va dimenticato che questa corrispondenza, e il miglior risultato ottenibile, la si ottiene anche e sopratutto attraverso un profondo rispetto del linguaggio della storia dell'arte e una piena considerazione delle necessità proprie di un luogo nel quale le persone devono vivere.

Questo vale anche per tutte le recenti evoluzioni dello stile e delle tendenze contemporanee, spesso molto concentrate sugli aspetti più scenografici. Fondamentale è anche in questo caso porre massima attenzione ai particolari: ai volumi come ai rivestimenti, alle superfici, ai rapporti vetrati, alle finiture. Si tratta di aspetti che devono essere strettamente e coerentemente correlati all'interno di un progetto, individuando di volta in volta un preciso denominatore comune.

Oggi ad esempio, l'interior designer si trova impegnato a realizzare connubi tra passato e presente, in particolare nei centri storici. In quest'ultimo caso, il progetto deve confrontarsi con limiti ben precisi, dati ad esempio, dai vincoli delle soprintendenze sulle facciate. Sorgono cosi una serie di problemi la cui soluzione costituisce una sfida in più per il progettista, e per gli altri professionisti con i quali è chiamato a collaborare. Ogni vincolo è un potenziale spunto per nuove soluzioni, magari attraverso accorgimenti ad hoc per diffondere la luce naturale: pareti interpretate come quinte, ampio uso del cristallo, attenta scelta del colore sulle pareti, interpretazione dei contrasti nella scelta dei materiali tra pavimenti,pareti,soffitto.

Ancora: negli anni passati si è preferito spesso realizzare ampi saloni, spazi living; oggi si presta molta attenzione al benessere psico-fisico di chi abiterà i nuovi spazi progettati e di conseguenza, ad esempio, il bagno riveste una maggiore importanza nel progetto e nella distribuzione dei volumi, ed è interpretato sempre più come un'area benessere privata. Occorre allora disegnare e saper interpretare uno spazio regolare, ottenendo, anche dal punto di vista dell'interior designer, una stanza con pari dignità rispetto alle altre.

Ora va attentamente considerato il fatto che l'interior designer si trova nella necessità di interpretare spazi già esistenti, spesso creati ad altro scopo. Egli allora, necessariamente, non è soltanto essere in grado di declinare correttamente tutti gli sviluppi metrici, ma conosce tutti gli escamotage dell'edilizia per progettare spazi assolvendo pienamente alle richieste del committente, accogliendo ogni “vincolo” e valorizzandolo. L'interior designer diviene così una sorta di “medico della casa”, un ruolo per il quale il mercato, anche in queste congiunture negative, riserva ancora un grande sviluppo, perché egli sa conciliare la competenza nelle principali problematiche storia dell'arte e dell'architettura e delle esigenze del vivere quotidiano.

Per questo, è fondamentale la capacità dell'interior designer di porsi come una figura focale rispetto a tutte le competenze impiegate negli spazi residenziali, integrandole e sintetizzandole in un approccio multidisciplinare, ed essendo, contemporaneamente, stilista del residenziale e “uomo di cantiere”, sfruttando cosi le proprie competenze tecniche per dare la necessaria poesia ad ogni progetto.

 

Interior designer per l'ufficio

Parola d'ordine: integrare estetica, funzionalità e sicurezza

Tendenze, innovazioni,design... sono parole, frasi, concetti che spesso dominano in maniera impropria la vita quotidiana di ogni giorno. Ma questo “ livello d'eccellenza”, musa ispiratrice di ciò che vogliamo raggiungere, quanto “benessere” può realmente recarci? Quando si legge una poesia, non si deve distogliere l'attenzione dal reale messaggio del poeta. Questo è il vero problema dell'interior designer. Purtroppo, e sempre più spesso, i ricercati estetismi si confondono con il “superficiale”, mentre resta sfuggente l'obiettivo principale.

Probabilmente qualcuna si interrogherà su quale sia la reale necessità di disegnare uffici. Tocca allora a noi “tecnici del settore”, prima di tutto chiarire quali sono i principi guida della progettazione, per poter così indicare chiaramente alcune linee guida ad un pubblico sempre più confuso. Una confusione che trova ampia conferma nell'abitudine comune di contrapporre “l'indispensabile” al “raffinato”: il primo caratteristica esclusiva degli ambienti per il lavoro, il secondo elemento distintivo di un terziario sempre più sommerso dal design. Compito dell'interior designer è allora superare questa contrapposizione, e fornire le motivazioni per giustificare tale superamento.

Basti pensare, allora, ai più comuni ambienti di lavori: gli uffici. E' proprio in questi luoghi che, come dimostrano le statistiche, trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Perché riservare a questi ambienti requisiti di essenzialità, di minimalismo, compiendo per lo più ogni scelta sulla base di un criterio di economicità che si traduce facilmente in una scarsa attenzione per gli ambienti e si manifesta in una casualità di cose e di oggetti?

Ritengo, al contrario, che sia opportuno pianificare l'organizzazione logistica e progettuale di un ambiente di lavoro a partire da ogni singolo particolare, proprio perché in tali ambienti si trascorrono periodi di tempo più prolungati e sicuramente meno piacevoli di quelli ricreativi in un bar. Eppure, nei luoghi pubblici, nei locali di ristoro, in tutte quelle strutture nelle quali trascorriamo fugacemente qualche ora, ogni cura viene dedicata al lato estetico e alla ricerca del comfort, mentre al contrario, agli ambienti di lavoro non viene riservata eguale attenzione.

Da queste considerazioni, dovrebbe emergere un'impostazione progettuale capace di avanzare nuove priorità, pur nel pieno rispetto della gerarchia di ogni scelta progettuale. E' fondamentale, sia per il ruolo che per le competenze progettuali di un interior designer, mirare alla progettazione di uffici gradevoli e piacevoli da vivere, cercando così di affermare e testimoniare tutte quelle forme di benessere utili a debellare ogni elemento negativo che possa interferire con le nostre giornate lavorative.

Pur rispettando la linearità delle forme e dei colori, la giusta cromatica delle luci e l'idonea allocazione degli arredi nello spazio deve trasmettere ad ogni operatore una sensazione di estremo benessere sicuramente, nell'impostazione di un lay-out e nella scelta dei materiali occorre tenersi lontani da ogni eccesso.

Al contrario, è necessario basarsi su materiali semplici, naturali, ecocompatibili ed effettuare una sorta di integrazione tra il progetto, il core-business dell'attività per la quale si progetta e gli operatori che occuperanno gli ambienti progettati. L'ufficio, infatti, è il primo mezzo di comunicazione attraverso il quale un'azienda o un'istituzione comunica la propria immagine.

Ogni singolo materiale deve essere scelto per trasmettere un senso di serenità e una precisa volontà di voler vivere l'ambiente di lavoro. Non ci si deve limitare al rispetto delle norme Uni, agli adeguamenti igenico-sanitari, alla possibilità di impostare piani di lavoro in maniera tale da evitare ombre o abbagliamenti. Il compito dell'interior designer va oltre. Anche considerando gli aspetti più impegnativi, legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro, cosi come regolata del D. Lgs 81 /08. Occorre, in altre parole, integrare le innumerevoli e utilissime prescrizioni normative in un complesso studio sinergico: la corretta progettazione di un ufficio dovrà essere il giusto compromesso tra funzionalità ed estetica nel totale rispetto delle norme di sicurezza. Una sorta di “triage”, a garanzia di un successo alla cui base non c'è semplicemente il singolo professionista ma una scuola di pensiero che deve coinvolgere anche il datore di lavoro e l'operatore.

In ultima analisi, l'interior designer deve sapere interpretare in maniera adeguata e performante ogni singolo particolare, mirando ad un giusto compromesso tra bellezza, funzionalità, sicurezza, nel rispetto dell'ambiente che ci ospita.

 

Interior designer per il retail
 

Interior designer per il food
ristorazione classica, tipica e veloce

Interior designer per il benessere
Salus per aquam

Interior designer per l'ospitalità
 

Interior designer per la biosostenibilità
 

Interior designer per l'esterno
progettazione o riqualificazione estetica di spazi ed aree esterne private e pubbliche